giovedì 13 febbraio 2014







F  R  E  A  K

Mi chiamavo Roberto Antoni ed ero cresciuto in una Bologna litigiosa, dove alcuni erano comunisti perchè lavoravano in fabbrica o nei campi, e comunque l'alternativa era peggio.
Io sono stato un peggio simpatico, la mia lotta armata l'ho fatta sui palchi di un Paese dove non c'era gusto a essere intelligenti, armato di cavolfiori e pomodori (quelli un pò passati che ti regalano ai mercati generali) da tirare al pubblico.
Non ho mai amparato a cantare, ma del resto neanche i miei compagni di cellula hanno mai imparato a suonare. "Sono uno skianto, suono senza l'impianto".
Senza alcun rimpianto.
Ho visto passare tutti e dieci gli anni 80 con le luci e i colori, le basi registrate e i capelli cotonati: io ero seduto in un corridoio, mi facevano entrare e uscire da delle sale, dicevo qualcosa e a volte riuscivo anche a cantare 3 o 4 minuti di fila, di solito con gli applausi finti riciclati dai ROBINSON o da GEORGE & MILDRED (la guardavo anch'io la sit-com, sono morti tutti e due anche loro).
Ma i fans, gli autografi, le classifiche, a tutte quelle cose non ci ho mai pensato sul serio. Anche se per un attimo e sotto falso nome, rifacendo dei pezzi swing italiani in un programma RAI , ho persino venduto qualche disco. Ma non avendo mai preso la tessera di un partito, nè quel virus che ti porta a volere la Jacuzzi e due ville, una al mare e una in montagna, tutto è finito lì. E' andata bene così.
Una volta, verso il 1987, mi sono poi trovato in un quartiere di Torino di nome Le Vallette, un posto con un bel carcere di massima sicurezza con vicino un mattatoio, a fare una serata all'aperto in una delle ultime rassegne dei gruppi espressivi di base (cazzo si chiamavano proprio così, RA.NA. GR.ES.BA. e avevano tipo un Kermit sulle locandine, ci credereste?). Niente musica, solo monologhi davanti a 30-40 persone, e io ho raccontato un pò delle mie storielle, specie quella dove per 10 minuti descrivo come un bellissimo pastore tedesco sfugga di un niente alle ruote di un TIR, ma il cieco che si tirava dietro è un pò meno fortunato.
Poi a fine show - se chiami show un'arringa neanche affumicata in mezzo a un cerchio di asfalto senza il palco nè l'amplificazione, e poco dietro ci sono le giostre arruginite per i bambini - si avvicina un ragazzotto magro con gli occhi tristi e la camicia bianca anche più triste, e mi dice che un pò di tempo fa ha visto una copia di KINOTTO (Confezione per Teppisti Soffici) sugli scaffali della STANDA di Via Borgaro, il supermercato sfigato della zona.
"La STANDA?!?" Mi viene troppo da ridere, ed è strano, perchè di solito sono io che faccio ghignare gli altri. Ringrazio e saluto, chiedendomi se da quelle parti mangiano e se ci sarà un posto dove posso farlo anch'io.
Io non lo saprò mai, ma quello scricciolo con lo sguardo a fessura per un attimo avrà provato pena per me , ingrassato e ridotto a dire fesserie a un festival di serie Z con indosso un vecchio giubbotto di pelle nera da mod, con tutte le cerniere, che mi sta uno schifo.
Ma l'attimo dopo ci avrà pensato e si sarà detto: "Però aspetta... se me mi chiamassero dall'altra paerte della pianura padana, 350 kilometri (come Kinotto e Skiantos) col solo rimborso spese per andare lì a parlare e a far ridere un pò la gente di periferia, io a Bologna mica ci andrei. Lui, invece, è venuto e mi ha fatto ridere. "
Chi lo sa... magari poi è cresciuto ed è diventato tipo uno studioso o uno scrittore, anarchico e sfigato quanto me. Anche se non glielo auguro.
E poi, e poi sono tornato ai portici e ai vicoli e agli incontri e alle trattorie, guardando le stagioni di un Paese demenziali trascorrere in apparenza differenti, in realtà tutte uguali, una più democristiana dell'altra. E ho visto tanti emiliani fare un sacco di soldi cantando meglio di me, e tanti di loro erano pure bravi.
Luca, storto e un pò schivo, con la faccia da bambino... Samuele segaligno con la sua aria da forse sono nel posto sbagliato, Biagio furbo e imbucato, Luciano spesso come le strade che non sanno dove vanno ma ti ci portano lo stesso... quanti sorrisi e quanti applausi a tutti quanti.
A me no. Io sono rimasto col mio viaggio un pò diverso, a rincorrere i miei guai senza un milione di ficcanaso che mi mandano i messaggi quando sono depresso. Ma va bene così, era già tutto previsto. A Rino Gaetano ha detto peggio di me. E Bonvi , la Madonna, che un idiota l'ha messo sotto mentre andava a vendere i suoi disegni per aiutare Magnus che stava morendo di cancro.
Scusate, non sempre può venirti da ridere: ma voi ridete lo stesso, perchè in fondo è tutto uno scherzo e voi, sempre nello stesso fondo, voi ci siete dentro.
Il mio nome era Roberto Antoni, da tutti detto Freak, e soprattutto da me stesso. O Astro Vitelli, o Beppe Starnazza. Adesso sono nel vento. Ma torno subito, se mettete sul piatto un vinile (chi ci ha mai ristampato in cd...?!?) che fa: "Quando infine arrivo a Pisa, io mi godo la Luisa, poi mi tolgo la divisa che mi pesa.... Carabiniere-biniere-biniere-biniere Blues!!!"
Roberto in Poesia.
R.I.P.

Janisch

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